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Eventi 5

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L’opportunità degli sfalci si è dimostrata nel tempo molto valida ai fini della conservazione delle specie tipiche di ambienti prativi, ormai estremamente rarefatti nella nostra bio-regione (e non solo), con particolare riguardo alla famiglia delle Orchidaceae e ad alcune specie particolarmente vistose come il gladiolo maggiore (Gladiolus communis L.), elementi floristici che a tarda primavera arricchiscono il paesaggio del Bardello con fioriture spettacolari.La disponibilità di “rotoballe” ottenute dallo sfalcio del Bardello ha consentito già nel passato di accelerare la formazione di praterie ed arricchirla di specie naturalisticamente significative nel caso dell’intervento sperimentale di ricostruzione dell’ambiente dunoso presso la Tenuta Augusta, a nord di Valle Mandriole, su terreni sabbiosi affioranti al piano di campagna, pressochè coevi e litologicamente assai simili a quelli della Bassa del Bardello.Purtroppo l’alto costo di manutenzione, legato soprattutto alla granulometria del substrato litologico ed alla sua elevata permeabilità idrica, ha indotto la gestione (Tenuta Augusta) a sospendere dopo qualche tempo l’intervento di irrigazione necessario al mantenimento di una elevata umidità del suolo, tipica di gran parte delle praterie del Bardello.Questo importante aspetto della gestione non dovrebbe però influire con un peso significativo nel caso di interventi in aree golenali e simili, per il ben diverso e maggiore contenuto di limi ed argille in questi substrati, ed anche per la maggiore vicinanza/adiacenza con il corpo idrico del Lamone e conseguente umidità del suolo circostante.L’efficienza della rinaturalizzazione è ovviamente massima in terreni decorticati o comunque manomessi per operazioni di restauro ecologico od idraulico, dove il materiale sfalciato non incontra la concorrenza della vegetazione preesistente. Un secondo intervento sperimentale è attualmente in corso in un’area interna di Punte Alberete dove ai fini di incrementare la biodiversità era stato sparso il rilevato dello sfangamento di una “fossa”, a sua volta reso necessario per addolcirne le sponde, “verticalizzate” dall’azione di gamberi della Louisiana. In questo terreno, caratterizzato dalla presenza di limi alluvionali depositatisi ai tempi della antica Cassa di Colmata del Lamone, sono state distribuite alla fine della scorsa estate (2011) le erbe secche di alcune rotoballe ottenute dallo sfalcio della zona meridionale del Bardello.Da fine 2011 numerosissime plantule vegetano ancora in parte protette dallo strato di “paglia” delle rotoballe “smontate” e sparse al suolo ed il promettente risultato si sta confermando nei primi mesi del 2012.Alla luce delle esperienze passate ed in corso, nonché delle considerazioni sopra esposte si ritiene di poter raccomandare l’uso di materiali sfalciati dal Bardello per i previsti interventi di rinaturalizzazione di aree golenali del Lamone, soprattutto in aree degradate da operazioni di movimento terra.

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I volontari de L’Arca sono a disposizione per ogni intervento del tipo proposto, collaborando in tutte le fasi dello stesso, dalla progettazione alla realizzazione, fin dalla prossima estate 2012.Aprile 2012 Giorgio Lazzari L’ARCA AdV

Natura non imperatur nisi parendo. Francis Bacon

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